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Il federalismo che non c’è

InPolitica su 28 maggio 2010 a 14:39

La manovra di 24 miliardi del Governo Berlusconi ha stritolato per benino gli Enti Locali e segnatamente le Regioni, ora sul piede di guerra. Le Regioni lamentano, oltre che l’entità dei tagli, anche il fatto che i sacrifici non vengano ripartiti equamente tra gli Enti Locali, dato che la manovra avrebbe lasciato indenni Municipi e Province.

Hanno ragione a lamentarsi di tale “iniquità” le Regioni? Solo in parte. Per la verità molte Province – così almeno si pensava – dovrebbero essere soppresse (almeno quelle sotto i 220.000 abitanti) per quanto ciò sia tutt’ora poco chiaro. Seconda cosa: i Comuni stanno ancora pagando un prezzo altissimo per l’abolizione totale dell’ICI, con grosse difficoltà a mantenere i vincoli di bilancio per i mancati introiti, mai totalmente rimborsati dal Governo che, in pratica, ha fatto ricadere sui Comuni la “bella impresa” di aver tolto una tassa sulla casa. Quindi tutti gli Enti Locali sono già stati toccati, ma in momenti diversi.

Oggi tocca alle Regioni ma, a questo punto, è completamente affossato il mitico “federalismo” sia concettualmente (è assurdo parlare di “federalismo”, specie fiscale, quando lo Stato scarica in periferia tasse e costi per ripianare i suoi conti), sia materialmente (non ci sono più le risorse per farlo).

In tutto ciò, però, emerge da subito una certa distorsione del dibattito, già dal proprio oggetto: dire “federalismo” nel nostro caso è profondamente sbagliato, perché di solito si “federano” istituzioni che stanno lontane, con l’obiettivo di avvicinarle: la parola federalismo deriva dal latino “foedus” che, infatti, significa “patto”. Qui, in Italia, succede l’opposto: istituzioni in partenza unite si vanno a slegare. Per quello che si sta cercando di fare bisognerebbe, semmai, parlare di “decentramento”, di “autogoverno locale”  o, per rispolverare una vecchia formula, di “più forte autonomia degli Enti Locali”. E gli Enti Locali di cui parliamo non sono affatto le Regioni, ma i Comuni e (addirittura…) le Province.

Dall’Unità (anno 1861) al 1970,  la tradizione regionalista non è mai appartenuta al nostro Paese . Nei primi 110 anni di vita del nostro Paese le Regioni non sono mai esistite e solo nell’ultimo quindicennio si è guardato ad esse in termini diversi, specie da quando i “governatori” sono stati eletti direttamente dal popolo. Ma in termini pratici i cittadini avvertono come lontane le loro burocratiche Regioni. Forse non quanto lo Stato centrale, ma sicuramente lontane. Pagare una tassa regionale o nazionale è per certi aspetti più fastidioso che pagarne una comunale, quantomeno perché quest’ultima si può subito vedere come viene spesa. Quando paghiamo una tassa regionale o nazionale non sappiamo mai che ne sarà di quei soldi e dovremo solo sperare che essi tornino sotto forma di finanziamento, magari per un’opera pubblica concessa dalla Regione o da qualche Ministero.

Qualche idea o proposta per un nuovo modello di decentramento?

Un buon autogoverno locale deve far leva, innanzitutto, sui Comuni. Gli italiani sentono l’autonomia degli Enti Locali come qualcosa che deve avvicinare loro le istituzioni. In questo senso il federalismo per gli italiani non è quello che potenzia le Regioni, ma quello che riguarda il loro Comune, il Municipio. Quindi se si volesse fare un buon federalismo (continuiamo a chiamarlo così) si dovrebbe partire dai Comuni e dalle aree metropolitane. In Italia di Comuni ce ne sono tanti, alcuni piccolissimi. Da un punto di vista amministrativo, quindi, si dovrebbero incentivare pesantemente le unioni anzi “fusioni” di Comuni, e dare finanziamenti corposi e autonomia fiscale (ad esempio) solo a quelli sopra i 10.000 abitanti. Si risparmierebbero soldi e la vita economica, pubblica-politica dei nuovi Comuni sarebbe molto più evoluta che nei paesi di 1.000-2.000 abitanti di origine.

Le Province seguono in seconda istanza. Molti dicono sia il caso di eliminarle ma in realtà si dovrebbe fare l’opposto! Le Province sono senz’altro molto più vicine al cittadino di quanto lo sia la Regione; sono molto più controllabili dal cittadino; hanno meno burocrazia rispetto a quella regionale; sono molto più omogenee per territorio, economia e storia: in una parola sono meglio “governabili”. Le Province non vanno eliminate, ma potenziate con gran parte dei poteri che oggi hanno le Regioni (in Italia è stato così per oltre un secolo).  Ad essere limitate, semmai, dovrebbero essere proprio le Regioni. Esse dovrebbero circoscriversi a funzioni di mero indirizzo generale, enti intermedi tra Stato centrale e Province (che le Regioni stesse potrebbero coordinare su alcuni grandi temi “interprovinciali”) con possibilità di gestire solo alcune materie (più delicate e sensibili). Le Regioni smetterebbero così di essere farraginosi centri gestori di spesa e ripartirebbero tutta la loro elefantiaca burocrazia verso le Province e le fusioni di Comuni (che spesso, di recente, hanno registrato carenze in pianta organica, tanto da “sfruttare” LSU-LPU vari). I consiglieri regionali sarebbero quindi ridotti numericamente di un buon 60%, cosa che farebbe funzionare meglio tale organismo e darebbe ai consiglieri stessi più prestigio (pochi ma buoni e rispettati), impegnati solo su materie specifiche e di un certo rilievo.

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Badolato, 28 maggio 2010

Opere Pubbliche a go-go. Incompiute? “Poi vedremo…”

InPolitica su 6 novembre 2009 a 16:06
1,3 miliardi per il Ponte sullo Stretto.  E’ quanto stanziato oggi dal CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica). Una buona notizia? Sì, certo. Ma per chi? Non certo per gli italiani che dovranno pagare il tutto. Ancora meno per calabresi ed i siciliani che dovranno subire una probabile, colossale incompiuta.  Se mai si farà.
Già, perchè del “Ponte sullo Stretto di Messina” si sa ben poco. Manca un progetto definitivo e manca lo studio di fattibilità economica.  Ma non doveva essere un’opera a carico dei privati dove lo “Stato non avrebbe messo una lira?” (Altero Matteoli, ministro alle Infrastrutture dixit).  Semmai l’assegno staccato dal CIPE serve solo a questo:  convincere gli investitori privati a mettere quella quota, pari al 60% del totale. Somma, ben inteso, di cui nessuno sa nulla!
Per risollevare le sorti del Sud estremo si continua a riproporre un`opera che, in queste condizioni finanziarie e con la crisi tutt’altro che superata, rischia  di trasformarsi nel più grande cantiere infinito ed incompiuto della pur becera storia repubblicana dei Lavori Pubblici.
Il Governicchio Berlusconi passerà alla storia per molte di queste sciocchezze (la legislatura 2001-2006 non era che un assaggio evidentemente). Pur di mostrare che si fanno le cose si aprono i cantieri.A casaccio e lasciandoli senza soldi. Basti pensare ai tratti calaresi della A3: un capolavoro della famosa Legge Obiettivo (L. 431/2001, Governo Berlusconi II) cui ha messo mani (trovando le risorse con cui tutt’ora si sta andando avanti) il tanto vituperato Governo Prodi!
Prendiamo un altro brillante caso finanziato, sempre dal CIPE, nella stessa tranche del Ponte: il Terzo Valico ferroviario tra Milano e Genova. Costo dell’opera (forse più utile del ponte…) 5 miliardi (o poco più). Soldi stanziati: 500milioni per tre anni . E il resto? Boh!
A fare un banale calcolo la quota annua prevista di finanziamento è 160milioni di euro per tre anni. Per il futuro zero certezze. Pallottoliere alla mano (la matematica non dovrebbe essere un’opinione) l’opera si potrà terminare, nella migliore delle ipotesi, fra 30 anni. Però si comincia. “Poi vedremo…”

 

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Badolato, 6 novembre 2009


Navi dei veleni: il caso è aperto

InPolitica su 3 novembre 2009 a 23:19

Un documento inedito. Il documento si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all’epoca aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni. Intorno alla pancia di questo relitto c’è un alone di 200 metri quadri, scuro, che – dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco – “non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito”

E’ la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del “Catania”, il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla”.

Da “La Repubblica” 3 novembre ’09

( http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/le-navi-sono-quattro/le-navi-sono-quattro.html )

Una semplice meschinità politica. Ecco cosa sta alla base del calcolo del Centro Destra regionale che chiude il caso delle navi dei veleni che circondano la nostra regione.
Di fronte ad un governo che dal primo all’ultimo giorno ha fatto orecchie da mercante, con una ministra dell’Ambiente di cui non si capisce ancora la funzione (che perfino plaude al ritorno al nucleare nel nostro paese) la Calabria dovrebbe dare segnali nuovi e non dare credito a chi sta speculando sulla salute di tutti noi.
Dopo che la ministra Prestigiacomo aveva definito “chiuso il caso Cetraro”, ritenendo che su quei fondali vi fosse solo una nave militare proprio in questi giorni esce il documento inedito e segreto di un seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, con audizione del Pm che aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro nel 2006. Il documento rivela come ci siano più navi al largo della località tirrenica cosentina.
“Caso chiuso” aveva detto il ministro. “Caso chiuso” per il Centro Destra calabrese, partito alla carica per chiedere al testa del politico che più di tutti si era mosso su questa problematica, l’assessore regionale Silvio Greco. A destra si sono svegliati dopo la dichiarazione del ministro: “il caso è chiuso”. Tutti dormienti mentre il problema esplodeva. Tutti alla carica oggi. Il candidato in pectore Scopelliti (il nuovo che riavanza) in testa. Ieri a ruota sei noti esponenti regionali. Queste sono le persone che dovrebbero tutelare i calabresi nei prossimi cinque anni.
Invece il caso, purtroppo, è bello e aperto. Il Centro Destra che aspira a vincere le prossime elezioni col volto del rinnovamento si dimostra bravissimo solo nel tentativo di insabbiare, vecchia pratica della politica calabrese. Il fatto che il relitto di una nave militare sia sui fondali di Cetraro non chiude proprio nessun caso. In quella località, dal documento segreto della commissione parlamentare del 2006, emergono non una ma tre navi. Emerge la pesca miracolosa di strani bidoni da parte dei pescatori del posto. Emergono analisi sul pescato (stranamente sparite) dove risultavano livelli altissimi di metalli pesanti e cesio. La seconda nave ritrovata mostra una macchia, un alone scuro tutt’intorno ad essa, per almeno 200 metri. E non è affatto chiaro cosa c’è nel resto della regione.
Insomma Natale De Grazia si è inventato tutto? Un pentito, senza nessun motivo apparente, si inventa fatti, luoghi ed episodi? Giornalisti come Ilaria Alpi muoiono per caso?
C’è un problema di sicurezza, di affari sporchi e deviati. Di connivenze mafiose a discapito della salute pubblica e le persone che si vorrebbero candidare a governarci cercano di far passare tutti questi aspetti nel dimenticatoio.
Invece di aggiungere un tassello di verità il ritrovamento del relitto di una nave militare è diventato il pretesto per far credere che in Calabria è tutto a posto e le navi non sono mai affondate. Il miglior modo per insabbiare tutta la vicenda ed evitare che se ne continui a parlare.
Invece ora spuntano i nuovi documenti delle precedenti commissioni parlamentari.
Vorremmo sperare fosse vero che in Calabria fosse tutto a posto. Ma non ne abbiamo la certezza. L’unico modo per averlo sarebbe fare tutte le indagini e fare in modo che tutto il ceto politico, in regione come a Roma, fosse concorde nell’andare fino in fondo. Solo allora qualsiasi dubbio potrà essere spazzato via definitivamente senza alimentare allarmismi ed ipotesi. Perché i dubbi sono ancora tutti sul tavolo, tutt’altro che fugati dalle parole della ministra all’ambiente.
Ma al momento, come si nota, visto che ci sono le elezioni regionali alle porte, alcuni soggetti politici, in evidente accordo col governo nazionale (troppe concomitanze) sono più impegnati a fare la guerra all’assessore all’ambiente che a badare agli interessi della loro terra.
Qualcuno, ormai, si è spinto così avanti che si opporrà sempre alla ricerca della verità.

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Badolato, 4 novembre 2009

Il terzista, Mister B. e Al Capone

InPolitica su 31 ottobre 2009 a 10:31

Ieri guardavo distrattamente uno scorcio di “Nulla di Personale” la trasmissione su La7 condotta dallo pseudo badolatese Antonello Piroso. Tra gli ospiti c’era il giornalista del Corriere della Sera Pierluigi Battista. Battista (tra colleghi lo chiamano “Pigi”, quello grassoccio, capapelata, occhialini e baffo) è il tipico esempio del giornalista ignavo. Anzi, come si suol dire oggi, “terzista”.

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Pierluigi Battista

In tempi di guerra per bande giornalistiche, si definisce “terzista” un cronista o editorialista che non prende posizione sui fatti. Si limiti a prendere atto del loro semplice esistere e non si schiera in termini di opinione, ramazzando qua e là le ragioni ed i torti dell’uno e dell’altro. Nè a favore nè contro. Un pò a favore un pò contro.  In mezzo, così si nessuno si lamenta. E a chi non capisce una mazza delle cose in discussione piace pure di più!

Repubblica? Sta con De Benedetti!
Libero, Il Giornale? Stanno con Berlusconi!
Corriere, Il Messaggero, La Stampa? Ecco…loro son terzisti.

Magari Repubblica fa solo un discorso serio, senza separare fatti ed opinioni. Facendo quello che tutti i giornali del mondo fanno, guardando all’Italia. Tanto che Repubblica fa incetta di premi e riconoscimenti all’estero per la propria azione giornalistica. Solo chi non legge questo giornale può pensare che sia asservito ad una parte politica o all’editorie di riferimento.

Solo chi non lo legge non sa cosa e come scrivono i migliori giornalisti italiani: Giuseppe D’Avanzo, Carlo Bonini, Attilio Bolzoni, Curzio Maltese solo per fare alcuni nomi.

Repubblica resta l’unico giornale che fa davvero riflettere dopo un qualsiasi articolo di approfondimento politico. Poca cosa invece quello che leggo sul Corriere. Articoli ed editoriali ovvi. Banali.  Comodi comodi. Grigi. Ogni volta che ne leggo uno ho sempre l’impressione di aver perso tempo. Non si scava nella realtà di cui si parla. Si sta in superficie. Non si forma una coscienza civico-politica in chi legge. Ignavia.

Questa incapacità, o non volontà, di andare a fondo sulle cose mi è tornata in mente ascoltando Battista alla trasmissione di Piroso. Di fronte alle tante nefandezze che circondano il soggetto che abitualmente dimora a Palazzo Chigi, Battista si è lasciato andare allo sfogo del giornalista che invece di scoprire come stanno realmente le cose (magari bene per l’inquilino di Palazzo Chigi), si adagia sulle impressioni e dissocia completamente i fatti dalle opinioni. Elencando i reati ed i processi subiti da Berlusconi “se pure fossero la metà di quelli che lamenta il premier stesso”, dice Battista, saremmo di fronte ad un caso enorme: “Berlusconi? E manco fosse Al Capone!” ha esclamato Battista.

Azz! Pigi l’ha tirata forte stavolta. Altro che “terzista”. Ha detto proprio Al Capone!

Allora mi sono chiesto…ma se Al Capone fosse diventato premier…che cosa cazzo avrebbe fatto?

Mumble mumble…che paragone forte. Ma accetto la sfida! Devo cercare di capire che cosa avrebbe fatto Al Capone se fosse stato il nostro presidente del Consiglio.

Dunque..Al Capone presidente del Consiglio in Italia…mumble mumble…allora:

- innanzitutto avrebbe cercato di bloccare i giudici che indagavano su di lui! Prima con le buone. Avrebbe cercato di corromperli, ecco…

- Il buon vecchio Al, condannato per evasione fiscale in USA,  sarebbe intervenuto sui processi per i suoi conti esteri e le società off shore create appositamente per farci transitare i soldi per pagare politici, giudici corrotti ed avvocati mazzettari, magari già condannati con sentenze passate in giudicato assieme agli uomini del “presidente”?
Beh..banale. Sì…Al Capone lo avrebbe fatto.

- E se poi gli fosse andata male e lo avessero condannato lo stesso? Beh avrebbe sputato fango ed ingiurie sui giudici e pubblici ministeri. Come si vede nel bel film “The untouchables” (Gli intoccabili), avrebbe cominciato ad accusare i giudici che gli stavano addosso: “Tu sei solo chiacchiere e distintivo! Tu in mano non hai niente, tu non hai niente! Non hai niente, sei solo un povero stronzo, con me non ce la fai! Non hai un bel niente, buffone!” (Buffone? E pure comunista!)

- Altro? Vediamo…magari, visto che, come detto, Al Capone non era stato preso dalla giustizia americana per i reati più gravi che gli venivano contestati (non si riuscivano mai a provare) ma fu messo in gatta buia per evasione fiscale (!)…pensa in Italia) che altro avrebbe fatto? Magari un pacchetto di norme che alleggerissero i suoi reati finanziari?

Ecco, buona idea! Magari una legge che depenalizzasse il falso in bilancio!
No, meglio ancora…un bel condono fiscale!
E se avesse fatto affari fuori paese? Allora meglio ancora…una bella legge che avesse coperto il rientro di capitali illecitamente portati fuori dal paese!

Sì…lo so. So cosa mi si potrebbe obiettare: ma ti pare che Al Capone, per quanto circondato da azzeccagarbugli, (qualcuno magari pure in parlamento e fatto ministro) si sarebbe scervellato a fare tutte ste norme? Mica era uno che ci andava tanto per il sottile lui! Un taglio netto e via. Avrebbe fatto da subito una bella leggina semplice semplice. Chi fa il presidente non può essere condannato. Anzi. Del tutto “non può essere proprio processato”…ok?

Ecco cosa avrebbe fatto Al Capone. Battista non ci ha pensato ma se qualcuno glielo andasse a dire questo piccolo elenco di cose io lo so già come risponderebbe. Lo so perchè lui è terzista:  “Al Capone? Fa’ tutte ste cose? E manco fosse Berlusconi!”

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Badolato, 31 ottobre 2009

Rutelli va via dal PD: “Non ora non da solo…”

InPolitica su 26 ottobre 2009 a 16:27

Ora che Bersani  ha vinto le primarie del PD parte la rincorsa a chi lo atterra meglio. A Bersani, personalmente, mi ci sono schierato e candidato contro (avendo sostenuto convintamente  la causa di Dario Franceschini) ma una volta chiusa la volata, proprio come dice l’ormai ex segretario, si sta tutti con il nuovo leader.

Ora, che Bersani alla “prima”  da segretario ( di fronte ai micrifoni di SKY, migliore tv nel seguire gli eventi) sembrasse perfino un pò triste c’era quasi da aspettarselo. Alla prima scadenza utile perderemo un bel pò delle regioni finora governate. Il risultato del 2005 (12 a 2 in un solo giorno) sembra irripetibile. Per uno che esordisce così da segretario non proprio il Massimo…

Ma che subito parta la corsa a chi si smarca meglio, perchè (questa è la giustificazione) il partito con l’elezione di Bersani starebbe prendendo la sua deriva ideologica (per il solo fatto che lo guida un post comunista un pò meno comunista di Walter) beh…arrivati a un certo punto, poco male.

Rutelli ha già stabilito che se ne andrà con Casini. “Non ora, non da solo” battono le agenzie.

“Non ora”. E quando sennò? Sarebbe ora di farla finita con un partito che per non perdere pezzi si tiene tutto ed il contrario di tutto. Se uno sta nel PD per prendere posizioni che ne slarghino i valori fondanti fino a combaciare con l’UDC tanto vale che se ne vada subito…e possibilmente proprio con l’UDC.

Sarebbe un gesto di chiarezza soprattutto su temi etici e di coscienza, temi sensibili su cui il PD è stato davvero troppo ondivago ed il cui silenzio a tratti è stato imbarazzante. Per non dire di  chi si maschera dietro il voto “di coscienza” anche quando non c’è un problema di coscienza, ma di semplice buon senso.
“Non da solo” dice Rutelli. Non da solo? Franceschini l’ha detta giusta quando sulla legge anti omofobia, parlando del voto della Binetti assieme al CentroDestra l’ha definita “un problema…un grosso problema”.

Ecco. Rutelli non se ne vada da solo. Si porti pure Paola Binetti. Perchè chi sta con l’Opus Dei è bene vada per la sua strada, così il problema su cosa questo partito dovrà essere, su certi temi, si risolverà “non ora non da solo” una volta per tutte.

Badolato, 26 ottobre 2009

10 proposte contro il dissesto idrogeologico di Badolato

InBadolato su 23 ottobre 2009 a 06:28

Poco dibattito su altri blog e nella politica del mio paese  in merito alle proposte che torno ad allegare . Sarà che stiamo in una realtà (più italiana che solo badolatese o meridionale) in cui certi temi vengono posti non prima che i disastri avvengano, ma solo subito dopo, sulla scia delle emozioni. Solo allora tutti parlano e propongono…aspettando che la quiete faccia dimenticare la tempesta.

1) Messa in sicurezza immediata delle aree più a rischio, sia della Marina (con la rimozione di terreno di riporto nelle zone critiche, specie Montemanna) che del Borgo (specie la cosiddetta “area demarcata”). Risalire alle cause delle esondazioni nell’area “167” ed avviare un programma di canalizzazioni che, con scavi mirati e poca spesa, possano ritracciare i canali naturali, se non ripristinarli del tutto (se deviati o coperti, questo è da appurare). Può essere opportuno crearne, con attenzione, di nuovi per agevolare il deflusso e la corretta raccolta acque. Monitorare gli sbocchi a mare e valutare lo studio di lavori più a monte visto che la messa in sicurezza del Torrente Barone ha riguardato l’area più a valle.

Lo stesso deve farsi per gli altri torrenti. La zona “Melindus”, di cui poco si parla è pure adiacente ad un corso d’acqua ed ha evidenziato serie problematiche, con allagamenti di abitazioni sempre per mancate canalizzazioni.

Tra le altre situazioni critiche si registrano i problemi dell’area attigua alla Ferrovia. Si appuri se sia stata operata la chiusura di alcuni scoli provocando diversi allagamenti nell’abitato. In tal caso si dovrebbe provvedere rapidamente alla loro riapertura.

Mettere in cantiere tutte le opere utili a tali necessità intervenendo con fondi comunali per le problematiche più urgenti e rischiose (dato che l’inverno è alle porte) e con finanziamenti provinciali (specie strade interne), regionali e nazionali per gli interventi strutturali.

2) Studio sul territorio affidato ad un professionista di provata competenza o pool di tecnici ugualmente esperti ed apprezzati.

3) Creare un fondo permanente (da rimpinguare anno per anno) in apposito capitolo del bilancio comunale, di sostegno alla popolazione che subisce danni per eventi climatici ed altre calamità.

4) Accertamento delle eventuali responsabilità per fenomeni di esondazioni ed allagamenti diffusi. Ciò scoraggerebbe abusi futuri. Miglioramento dell’attività di controllo anti abusivismo e di monitoraggio sul percorso dei torrenti spesso pieni di immondizia, scarichi inquinanti, scarti di varia natura ed ingombranti.

5) Massima attenzione nella redazione del nuovo Piano Urbanistico (PSC) da impostare in chiave totalmente opposta al vigente Piano Regolatore Generale.

6) Interrompere la prassi della vendita di suoli pubblici a privati.

7) Monitorare le lottizzazioni sul territorio, specie quelle su terreni argillosi o in prossimità di essi, per evitare situazioni che in futuro possano determinare rischi per la collettività.

8 ) Programmare esercitazioni per piani di evacuazione e sgombero per qualsiasi tipo di emergenza. Organizzarsi, a tal fine, soprattutto con i quartieri e le scuole.

9) Valutare la creazione di moderni sistemi di raccolta acque su modelli già adottati in taluni Comuni del Centro-Nord già colpiti da alluvioni ed esondazioni.

10) Piantumazioni di alberi già di alto fusto e di vegetazione specifica con radicamento sotterraneo in grado di limitare fenomeni franosi. L’amministrazione si attivi per incentivare gli accordi tra privati per piantumazioni nelle aree di loro proprietà (che, private o meno, possono sempre provocare danni alla collettività), anche valutando, in caso di rischi chiari e documentati, poteri sostitutivi di intervento.

Badolato, 17 ottobre 2009

A proposito di dissesto…Badolato docet (e si allaga)

InBadolato su 4 ottobre 2009 a 13:51

(La versione integrale dell’articolo che segue è su www.pdbadolato.it )

[...] Il territorio di Badolato è completamente devastato da una presenza edilizia che, al di là dell’abbruttimento della frazione marina, ha determinato gravi disservizi e problemi legati alla incolumità di molte famiglie. Durante i giorni di forte pioggia alcune di esse sono rimaste intrappolate nella zona “Tiratore”, tra due fiumi in piena, mentre nella 167, nonostante la messa in sicurezza di torrenti come il “Barone” [...] le case si sono riallagate con danni materiali per famiglie che avevano già subito l’alluvione del 2000.

A questo punto servono sia interventi immediati che strutturali. I primi per aiutare un minimo le famiglie coinvolte poiché, per questi allagamenti, c’è da ritenere che né lo Stato né la Regione metteranno a disposizione fondi. I secondi per risalire alle cause di questa nuova esondazione ed evitarla in futuro [...] nei giorni in cui il paese tornava in apprensione e molte famiglie vivevano una nuova tragedia per l’alluvione, l’Amministrazione è vergognosamente sparita [...]
La questione è grave poichè, per prassi, quando si prevedono eventi alluvionali di questo tipo scatta la cosiddetta “allerta meteo” da parte delle prefetture. Ogni “allerta meteo” viene quindi notificata dai carabinieri al sindaco, in sua assenza al vice sindaco o altro assessore. Le pessime previsioni meteorologiche, quindi, non potevano non essere note e comunque, una volta emersa la drammaticità della situazione bisognava essere presenti. [...] A Badolato no: il sindaco era a Roma. La Giunta in vacanza. Gli altri non pervenuti. Alle feste tutti presenti, nelle emergenze tutti in letargo [...]

Parlando di devastazione edilizia il sindaco-imprenditore di Badolato dovrebbe mettersi una bella mano sulla coscienza dato che (come dimostra l’ultima la vicenda sugli usi civici) la voglia di costruire sul nostro territorio non l’ha mai persa (facendoci pure una campagna elettorale sopra!). È evidente che chi ha prosperato su un modello aggressivo di edilizia privata non vuole farsi carico dei danni e dei rischi che essa comporta alla collettività. Neppure se fa il sindaco. Al riguardo, invece di sperperare soldi (come il Governicchio Berlusconi che pensa al ponte sullo Stretto mentre da quelle parti Messina frana), sarebbe bene lasciare perdere inutili e costosi progetti (come la nuova sala consiliare da 100.000 euro!) per cose più sensate.

1) Monitorare il territorio e stabilire delle priorità per la messa in sicurezza delle aree più a rischio, sia della Marina che del Borgo. Mettere in cantiere tutte le opere utili a tali necessità intervenendo con fondi comunali per le necessità più urgenti e rischiose (dato che l’inverno è alle porte) e con finanziamenti provinciali (specie strade interne) regionali e nazionali per gli interventi strutturali.

2) Creare un fondo comunale permanente (da rimpinguare anno per anno) di sostegno alla popolazione che subisce danni per eventi climatici ed altre calamità.

Tale semplice programma si dovrebbe avviare con il coinvolgimento della popolazione locale e dei tecnici del paese, con regole certe che evitino abusi ed irregolarità. Come detto (basta risparmiare i 100.000 euro della sala consiliare) i soldi ci sono. Bisognerebbe chiedersi, semmai, se in questo paese c’è un’amministrazione.

Badolato, 4 ottobre 2009

Alluvioni sì…condoni edilizi pure.

InPolitica su 4 ottobre 2009 a 07:41

Alluvione in Sicilia: Berlusconi va…non va…forse intralcia…forse no….
Solito disastro, solite lacrime di coccodrillo. Poi ce ne si scorda fino al prossimo ma frattanto – tra un evento catastrofico e l’altro – si rifanno le simpatiche porcate cui gli italiani, brava gente popolo di santi navigatori e tanti berluscones, prestano indifferenza. Tali porcate si chiamano condoni. Edilizi, in questo caso. Berlusconi è il modelo (padre esemplare) di una brutta Italia. Che a noi non piace.

il nostro premier...

Il nostro premier...

I politici che fanno e votano i condoni edilizi dovrebbe tacere di fronte alle catastrofi ambientali “annunciate”. Dopo il primo condono Craxi, padrino politico dell’attuale premier (primo condono: L.47 del 28.02.1985) sono seguiti solo i condoni dei governi Berlusconi (secondo condono: art.39 L.724 del 23.12.1994; terzo condono: art.32 L.326 24.11.2003). Berlusconi specula sulle tragedie per racimolare consenso. Siccome però ci sono i morti, bisogna tacere l’indecenza di questa cattiva politica e di chi la rappresenta al meglio  e soprassiediamo sul celebre Piano casa (cassato dal terremoto in Abruzzo, in pratica) che prevedeva aumenti indiscriminati di cubature del 20%.

C’è un limite a tanta indecenza politica che fa piangere per voti e razzolare male ad ogni prima occasione buona per premiare furbi e trasgressori???

Badolato, 4 ottobre 2009

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