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Navi dei veleni: il caso è aperto

InPolitica su 3 novembre 2009 a 23:19

Un documento inedito. Il documento si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all’epoca aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni. Intorno alla pancia di questo relitto c’è un alone di 200 metri quadri, scuro, che – dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco – “non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito”

E’ la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del “Catania”, il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla”.

Da “La Repubblica” 3 novembre ’09

( http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/le-navi-sono-quattro/le-navi-sono-quattro.html )

Una semplice meschinità politica. Ecco cosa sta alla base del calcolo del Centro Destra regionale che chiude il caso delle navi dei veleni che circondano la nostra regione.
Di fronte ad un governo che dal primo all’ultimo giorno ha fatto orecchie da mercante, con una ministra dell’Ambiente di cui non si capisce ancora la funzione (che perfino plaude al ritorno al nucleare nel nostro paese) la Calabria dovrebbe dare segnali nuovi e non dare credito a chi sta speculando sulla salute di tutti noi.
Dopo che la ministra Prestigiacomo aveva definito “chiuso il caso Cetraro”, ritenendo che su quei fondali vi fosse solo una nave militare proprio in questi giorni esce il documento inedito e segreto di un seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, con audizione del Pm che aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro nel 2006. Il documento rivela come ci siano più navi al largo della località tirrenica cosentina.
“Caso chiuso” aveva detto il ministro. “Caso chiuso” per il Centro Destra calabrese, partito alla carica per chiedere al testa del politico che più di tutti si era mosso su questa problematica, l’assessore regionale Silvio Greco. A destra si sono svegliati dopo la dichiarazione del ministro: “il caso è chiuso”. Tutti dormienti mentre il problema esplodeva. Tutti alla carica oggi. Il candidato in pectore Scopelliti (il nuovo che riavanza) in testa. Ieri a ruota sei noti esponenti regionali. Queste sono le persone che dovrebbero tutelare i calabresi nei prossimi cinque anni.
Invece il caso, purtroppo, è bello e aperto. Il Centro Destra che aspira a vincere le prossime elezioni col volto del rinnovamento si dimostra bravissimo solo nel tentativo di insabbiare, vecchia pratica della politica calabrese. Il fatto che il relitto di una nave militare sia sui fondali di Cetraro non chiude proprio nessun caso. In quella località, dal documento segreto della commissione parlamentare del 2006, emergono non una ma tre navi. Emerge la pesca miracolosa di strani bidoni da parte dei pescatori del posto. Emergono analisi sul pescato (stranamente sparite) dove risultavano livelli altissimi di metalli pesanti e cesio. La seconda nave ritrovata mostra una macchia, un alone scuro tutt’intorno ad essa, per almeno 200 metri. E non è affatto chiaro cosa c’è nel resto della regione.
Insomma Natale De Grazia si è inventato tutto? Un pentito, senza nessun motivo apparente, si inventa fatti, luoghi ed episodi? Giornalisti come Ilaria Alpi muoiono per caso?
C’è un problema di sicurezza, di affari sporchi e deviati. Di connivenze mafiose a discapito della salute pubblica e le persone che si vorrebbero candidare a governarci cercano di far passare tutti questi aspetti nel dimenticatoio.
Invece di aggiungere un tassello di verità il ritrovamento del relitto di una nave militare è diventato il pretesto per far credere che in Calabria è tutto a posto e le navi non sono mai affondate. Il miglior modo per insabbiare tutta la vicenda ed evitare che se ne continui a parlare.
Invece ora spuntano i nuovi documenti delle precedenti commissioni parlamentari.
Vorremmo sperare fosse vero che in Calabria fosse tutto a posto. Ma non ne abbiamo la certezza. L’unico modo per averlo sarebbe fare tutte le indagini e fare in modo che tutto il ceto politico, in regione come a Roma, fosse concorde nell’andare fino in fondo. Solo allora qualsiasi dubbio potrà essere spazzato via definitivamente senza alimentare allarmismi ed ipotesi. Perché i dubbi sono ancora tutti sul tavolo, tutt’altro che fugati dalle parole della ministra all’ambiente.
Ma al momento, come si nota, visto che ci sono le elezioni regionali alle porte, alcuni soggetti politici, in evidente accordo col governo nazionale (troppe concomitanze) sono più impegnati a fare la guerra all’assessore all’ambiente che a badare agli interessi della loro terra.
Qualcuno, ormai, si è spinto così avanti che si opporrà sempre alla ricerca della verità.

posted by Nicrix
(Bαd Dεmoκrατs)

Badolato, 4 novembre 2009

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